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Thursday, May 22, 2008

Considerazioni sull' Energia Nucleare

Si è riaperto in Italia il dibattito sull’opportunità di costruire reattori nucleari al fine di produrre energia elettrica e, al momento, sembra diffondersi nell’opinione pubblica l’idea che la scelta nucleare sia inevitabile. Naturalmente la tendenza a schierarsi “pro o contro il nucleare” non deriva generalmente da una conoscenza/valutazione dei dati oggettivi della questione energetica bensì ci si schiera sulla base delle posizioni assunte dalla parte politica a cui si fa riferimento. L’importante è schierarsi anche se non si sa bene il perché. Secondo la consueta pratica italiana. Conviene pertanto considerare alcuni elementi fondamentali e vincolanti della questione nucleare.

Secondo i dati pubblicati dalla World Nuclear Association, aggiornati a Marzo 2008, esistono nel mondo 439 reattori nucleari (per una potenza complessiva di 372 GigaWatt) che producono il 16% dell’energia elettrica totale consumata dagli umani. La costruzione della maggior parte dei reattori è iniziata tra il 1965 e il 1975 e, nel 1985, si è raggiunto il massimo di nuova potenza nucleare connessa alla rete elettrica. Dunque, il tempo medio per la costruzione di un reattore è stato finora di circa 10 anni. Dopo del 1985 la potenza complessiva dei nuovi reattori entrati in esercizio è diminuita in modo significativo e così tutte le previsioni di forte crescita del settore nucleare fatte (a partire dal 1975) da International Atomic Energy Agency e Nuclear Energy Agency sono state poi smentite e corrette al ribasso. Attualmente ci sono 35 reattori in costruzione (e per alcuni, i cantieri sono già aperti da diversi anni) che forniranno una potenza complessiva di circa 29 GW ma, al contempo, va osservato che circa il 70% dei reattori esistenti sta invecchiando e dovrà essere mandato a riposo (decommissionato) entro i prossimi 25 anni. Le nuove costruzioni e quelle programmate potranno al più sostituire la potenza nucleare attualmente in esercizio ma, ad esser realisti, non è prevedibile un boom di nuovi reattori nei prossimi anni e dunque la percentuale di energia elettrica di origine nucleare rimarrà dapprima stazionaria e tenderà in futuro a calare.

I complicati iter burocratici e decisionali, gli ingenti costi di costruzione dei reattori, la necessità di garantire profili di sicurezza sempre più elevati in un mondo sempre più insicuro, la questione non risolta del trattamento delle scorie radioattive, sono tutti fattori che non incoraggiano gli investimenti nella tecnologia nucleare ai fini della produzione di elettricità. Vi è però un aspetto almeno tanto rilevante quanto quelli citati eppur tuttavia spesso non considerato a dovere: si tratta della disponibilità delle risorse di Uranio, l’elemento combustibile dei reattori attualmente in funzione. Ad oggi undici nazioni, tra le quali Germania, Francia e Repubblica Ceca, hanno esaurito le loro riserve e 2.3 milioni di tonnellate (ton) di uranio sono già state consumate. La domanda mondiale di uranio è di circa 67 mila ton per anno mentre la produzione si attesta sulle 42 mila ton. Così 25 mila ton sono prelevate ogni anno dalle scorte secondarie accumulatesi prima del 1980, nei tempi in cui la produzione di uranio era stimolata dalla domanda militare. Per quanto l’entità precisa di queste scorte secondarie non sia nota, si stima con le dovute cautele che esse si esauriranno in una decina d’anni. Allora già si pone il problema di un incremento della attuale produzione sì da coprire l’imminente prossimo buco lasciato dalle scorte secondarie. Ma quanto uranio rimane in natura? In linea di principio potrebbe esservene tanto ma la disponibilità concreta è legata al suo grado di concentrazione nella roccia da cui lo si estrae, ergo al suo costo di estrazione. Attualmente, le Risorse Ragionevolmente Sicure ad un costo inferiore ai 40US$/Kg sono di 1.9 milioni ton mentre vi sono altre 640 mila ton ad un costo tra i 40 e gli 80US$/Kg . Oltre queste quantità si entra nel regno del condizionale e dell’ipotetico. Dunque, all’attuale tasso di consumo l’uranio effettivamente disponibile durerebbe circa 38 anni. Se si dovesse aumentare il numero di reattori in esercizio senza un’effettiva garanzia sui rifornimenti di combustibile si butterebbero soldi al vento. Si rischierebbe di ultimare i lavori di costruzione dei reattori e di lasciar poi i medesimi spenti e inutilizzati. Naturalmente questi aspetti sono noti agli operatori del settore. Ma il costruire le centrali nucleari è, per alcuni, un business in sé. A prescindere dalla loro reale utilità economica e ambientale.

Solo il Canada dispone oggi di miniere nelle quali la concentrazione di ossidi di uranio è almeno dell’ 1% e la produzione nazionale di uranio copre il 30% del totale mondiale. L’Australia ha le riserve minerarie certamente più vaste ma di qualità peggiore del Canada in quanto in esse il grado di concentrazione è attorno a 0.1%. Al diminuire della concentrazione aumenta la massa di roccia da lavorare per estrarre una data quantità di uranio. Di conseguenza l’input energetico cresce rapidamente al diminuire del grado di concentrazione. Si stima che, al di sotto di una concentrazione dello 0.01%, il bilancio energetico diventi negativo in quanto l’input d’energia necessario all’intero e complesso processo produttivo è troppo alto. In sintesi, di uranio ce ne sarebbe ma estrarlo non converrebbe. Va inoltre ricordato che l’attività mineraria ha un alto impatto ambientale e, se si dovessero considerare (come sarebbe giusto fare in una corretta analisi del ciclo di vita) i costi ambientali indotti dall’intero processo estrattivo, i reali costi finali sarebbero ben maggiori di quelli sopra citati. Nell’intero ciclo di preparazione dell’uranio, il processo dell’ arricchimento è particolarmente energivoro: esso consiste nell’aumentare artificialmente la percentuale relativa del tipo di uranio più radioattivo rispetto alla percentuale che è data in natura. In molti impianti di arricchimento l’energia necessaria è prodotta bruciando carbone e dunque il contributo all’emissione di gas serra è non trascurabile. In generale, la stessa attività di costruzione degli impianti, dei reattori e il loro decommissionamento finale richiede grandi quantità di cemento la cui produzione è notoriamente inquinante e produttrice di diossido di carbonio. Le quantità di diossido di carbonio prodotte dall’intero ciclo associato al reattore nucleare aumentano al diminuire della percentuale di ossidi di uranio nella roccia. Per concentrazioni inferiori a 0.01%, le emissioni di CO_2 dovute ad una centrale nucleare diventano addirittura maggiori di quelle emesse da una centrale a metano a parità di energia prodotta. L’affermazione, spesso ripetuta, che l’energia nucleare è amica del clima è dunque oggettivamente falsa anche se, a tutt’oggi, un reattore nucleare inquina certo meno di una centrale a carbone.

Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un costante aumento del prezzo del petrolio e molti commentatori hanno sostenuto che, di fronte al progressivo esaurirsi delle risorse petrolifere, il ricorso all’energia nucleare è inevitabile. Il caso della Francia è, a questo proposito, illuminante in quanto essa produce il 78% dell’energia elettrica da fonte nucleare. Bene, la Francia è al contempo al dodicesimo posto nel mondo per consumo di petrolio e al sesto posto nel mondo per importazioni di petrolio. La Francia consuma e importa più petrolio dell’Italia che non produce un singolo chilowattora da nucleare. Nonostante tutta la sua energia nucleare, la Francia consuma ogni giorno una quantità di petrolio equivalente all’intera produzione irachena. La credenza che il nucleare permette di liberarsi dal petrolio è dunque oggettivamente falsa ed il motivo è ovvio: chiunque abbia frequentato una buona scuola dell’obbligo sa che l’elettricità è solo una delle forme di energia possibili. Dalla fonte nucleare si produce energia elettrica ma il sistema dei trasporti è quasi interamente dipendente dalla fonte petrolifera. Uranio e petrolio servono comparti distinti e così sarà almeno fino al giorno in cui l’intero sistema dei trasporti, auto incluse, non sarà elettrificato. Ma se quel giorno verrà, non appena saranno disponibili auto elettriche con batterie a prezzi ragionevoli e dotate di sufficiente autonomia allora sarà (almeno per me) naturale caricare la batteria con l’energia solare autoprodotta in giardino senza bisogno di ricorrere a mega impianti nucleari dislocati a centinaia di chilometri di distanza ed alimentati con uranio dal ciclo produttivo ambientalmente ed economicamente insostenibile.

Veniamo così ad uno degli aspetti chiave della questione energetica. Se i reattori nucleari servono a produrre elettricità converrà dare uno sguardo alla composizione dei reali consumi elettrici odierni. In Europa, il settore residenziale e i servizi assorbono circa il 54% dell’elettricità totale mentre all’industria va una quota del 42% . Case e uffici incidono dunque non poco sul consumo elettrico complessivo. Focalizzando sui consumi residenziali si nota che le voci più energivore sono nell’ordine: sistemi di riscaldamento elettrici, sistemi di refrigerazione/climatizzazione, illuminazione e boiler elettrici. Insieme fanno il 58% dei consumi elettrici residenziali. Analogo è il trend per gli uffici. Qui il risparmio energetico e l’introduzione di input intelligenti nelle tecniche di costruzione possono abbattere drasticamente i consumi termo-elettrici mentre la parte di fabbisogno residuale può essere in gran parte coperta dalle tecnologie solari. In particolare, il solare termico è una tecnologia semplice, consolidata ed economica che permette in gran parte d’Italia e d’Europa di scaldare l’acqua per buona parte dell’anno a fini sanitari e di riscaldamento. Quando il sole non splende è facile integrare il fabbisogno mediante qualche pezzo di legna proveniente dalla manutenzione dei boschi. Eppure ancora il 9% del consumo elettrico residenziale viene mangiato dagli scaldabagno mentre il 22% se ne va per scaldare le stanze. Già tagliando solo queste due voci di consumo assurde si risparmierebbe una quantità di energia elettrica quasi pari a quella che l’Italia importa dalla Francia e che là è prodotta tramite i reattori nucleari. E la lista dei possibili risparmi potrebbe continuare a lungo. Vien fatto di chiedersi se sia veramente il caso di andare a scavare nelle miniere di Australia e Niger, estrarre l’uranio, triturarlo, gassificarlo, centrifugarlo, trasportarlo fino ad un reattore, innescare processi nucleari altamente energetici al fine di produrre elettricità, la quale a sua volta deve essere trasportata a lunga distanza ed infine, in case ed uffici, degradata in energia termica. Il tutto per farsi una doccia a 40 gradi centigradi o per scaldare una stanza a 18 gradi. Ad ogni passaggio di stato energetico corrisponde un processo dissipativo, dunque l’efficienza dell’intero processo produttivo crolla. Osservando le tipologie di consumo umane non si può non rilevare l’assurdo termodinamico. Il buon senso insegna che l’energia solare ha già un volto termico dunque per lavarsi e scaldarsi è, a queste latitudini, sufficiente quella per quasi tutto l’anno.

Razionalizzare i consumi non significa dover tirare la cinghia bensì aumentare la qualità della vita. Mangiar troppo e sprecare metà delle porzioni non significa mangiar bene, significa semplicemente appesantire il fisico e danneggiare l’ambiente.

In conclusione, tutti gli argomenti generalmente addotti in favore dell’uso dell’energia nucleare al fine della produzione elettrica sono stati smontati. I reattori nucleari non aumenteranno a livello mondiale la loro capacità produttiva globale per motivi intrinseci legati alla reperibilità dell’uranio e per gli alti costi dell’intero ciclo produttivo. In esso vanno inclusi ovviamente anche il processo di decommissionamento e lo stoccaggio delle scorie radioattive. La tecnologia nucleare nota ad oggi è semplicemente non conveniente per sopperire al fabbisogno di energia elettrica. Per questo motivo le previsioni di sviluppo avanzate negli anni ’60 e ’70 del secolo scorso sono regolarmente fallite. E’ anche bene chiarire che i famosi Reattori di Quarta Generazione (spesso citati con troppa euforia) non saranno comunque pronti prima del 2030 secondo le stesse dichiarazioni contenute nella Technology Roadmap delle 10 nazioni facenti parte del Generation IV International Forum. Quindi è possibile che si slitti verso il 2050.

Il reattore nucleare, di qualsivoglia generazione, è in realtà figlio di un’idea destinata a morire. L’idea fondamentale su cui si basa la tecnologia nucleare è quella della separazione tra luogo della produzione e luogo del consumo energetico. La mega-centrale (sia nucleare che a combustibili fossili) è necessariamente dislocata lontano dall’utente. Su questa idea è nata cent’anni fa e si è poi strutturata quella costruzione straordinaria che è la rete elettrica. Oggi però le tecnologie solari, per quanto ancora incentivate, già permettono di ricomporre la frattura tra produttore e consumatore d’energia e inducono dunque a ripensare l’intera struttura della rete. Senza alcun dubbio le società del futuro vivranno grazie all’energia solare che è inesauribile, non monopolizzabile ed utilizzabile in modo diffuso. Si tratta di capire quanto sarà lungo e problematico il processo di transizione all’economia solare. In questa direzione sensata sarebbe bene, fin da ora, impiegare i quattrini disponibili.

Wednesday, May 21, 2008

Tuesday, May 20, 2008

Dibattito in Germania sull'aumento degli stipendi ai parlamentari

Qualora dovessero essere approvati i controversi aumenti, gli stipendi
dei parlamentari tedeschi salirebbero a
7946 Euro nel 2009 e a 8159 Euro nel 2010. Credo sia circa un terzo
degli attuali stipendi dei parlamentari italiani.

Notizie e dibattito all'URL

http://www.spiegel.de/politik/deutschland/0,1518,554218,00.html


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Sunday, May 18, 2008

Per il popolo di Birmania - Appello del Dr. Mamatimin Abbas

Il Dr. Mamatimin Abbas (Dipartimento di Fisica - Università di Camerino) ha inviato il seguente appello al fine di aiutare la gente di Birmania. La Sig.ra Than Than Sein (Dottoranda in Biologia a Camerino) tornerà martedì 20 Maggio nel suo Paese per portare un aiuto concreto alla gente ancora isolata nel delta del fiume Irrawaddy.

Attraverso il metodo supersicuro della donazione PayPal potete contribuire concretamente all'azione di Than Than. Visto che Than Than sa esattamente come muoversi in Birmania potete essere certi che i vostri soldi arriveranno a salvare qualcuna delle tante persone disperate. Ogni Euro è utile. Cerchiamo così di mettere riparo all'incredibile vuoto di informazione dei media italiani sulla catastrofe (vd. il post successivo). Ho sollevato la questione già alcuni giorni fa. Quattro anni fa lo Tsunami che colpì l'Asia fece grande notizia solo perchè c'erano turisti italiani coinvolti...tornerò in seguito su alcuni aspetti di gestione ambientale che hanno contribuito alla catastrofe nel Delta del fiume Irrawaddy.

Per fare la donazione, cliccate sull'indirizzo URL seguente (nel caso non riusciste, potete copiare e incollare la lunga riga URL nella vostra barra)

https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_donations&business=donateburma%40gmail%2ecom&item_name=donateburma&no_shipping=0&no_note=1&tax=0&currency_code=EUR&lc=IT&bn=PP%2dDonationsBF&charset=UTF%2d8

Basta avere una Carta di Credito...
Grazie MZ
**********************************************************************************

Dr. Mamatimin Abbas:

The death toll is steeply increasing in Myanmar, and more than two million people are desperately needing humanitarian aide. Individual help is becoming more and more important as the government of Myanmar is slow in taking action and accepting the foreign aide. The couragous decision of Ms. Thanthan to return to her country to participate in the humanitarian work is truly touching and deserves our full support.

Here I'd like to specify the Internet donation:

Please Copy and Paste the following link to the internet address (if it's not appeared as html link):
The death toll in steeply increasing in Myanmar, and more than two million people are desperately needing humanitarian aide. Individual help is becoming more and more important as the government of Myanmar is slow in taking action and accepting the foreign aide. The couragous decision of Ms. Thanthan to return to her country to participate in the humanitarian work is truly touching and deserves our full support.

Here I'd like to specify the Internet donation:

Please Copy and Paste the following link to the internet address (if it's not appeared as html link):

https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_donations&business=donateburma%40gmail%2ecom&item_name=donateburma&no_shipping=0&no_note=1&tax=0&currency_code=EUR&lc=IT&bn=PP%2dDonationsBF&charset=UTF%2d8

You will be directed to the donation page: (donateburma@gmail.com) , enter the donation amount, and refresh for total amount.

If you are a paypal account holder, you can enter the account from the right of the page, and with one step of confirmation, you can complete the donation.

If you don't have a paypal account, click the CONTINUE link on the left of the page, and in the next page fill out the card details (Master, Visa, Postepay) to finish the donation.

If you would like to donate via bank transfer, please contact Ms. Thanthan directly, and she can provide her bank account details for you.

We highly appreciate if you can inform this activity also to your relatives and friends elsewhere who would like to contribute to alleviate this humanitarian crisis.

Thanks again for you concern and support.

Best regards,

Mamatimin



Focus on Desperate Burma and Very Provincial Italian Information

Yesterday I had a look at the most influential European Press...Der Spiegel, The Economist, El Pais, Die Zeit, The Guardian, The Independent, Libération, International Herald Tribune, just to mention a few...ALL extensively covered the Burmese tragedy emphasizing it as much as the earthquake which stroke China.

Instead, none of the main Italian newspapers gave due relevance to the Burma events (and very few to the tremendous Chinese earthquake). Not one single news from Burma on the first pages!! This shows once again how provincial and decaying this poor country is. Main headlines to be found in LaRepubblica, Corriere della Sera, La Stampa, Il Giornale...were all concerned with low profile internal security issues, emblematic news from the garbage-covered Neaples and similar ones.

Doubtless the italian information quality fits (and mirrors) the italian people standard, certainly one of the lowest existing nowadays in Europe.

While small scale criminality and some roma-made robberies are the focus of the italian worries, large scale criminality (the well known italian mafia) acts undisturbed. Not only: it rules over the country.

Update on Burma at the URL

http://news.bbc.co.uk/2/hi/asia-pacific/7406801.stm

Wednesday, May 14, 2008

On the International Aid ....Burma and China cases

Dear Mr. Yu Ting,

I appreciated very much your detailed reply. The issue of the international aid following natural disasters is in fact twofold and deserves a comment.

The aid may be viewed (and perceived) as a genuine effort to bring relief to heavily stroken people and, I believe, this is the kind of aid provided by most humanitarian organizations and most NGO workers.

However, very often, the “aid” turns out to be a tool for economical penetrations in devasted areas. This is the kind of “aid” supported by the White House spokesman Gordon Johndroe as you can see at the URL

http://www.mercurynews.com/ci_9206670?nclick_check=1

The latter refers just to the present Burma case but Mr. Johndroe’s ideas about aids are certainly not new and are shared by several Western governments top officials.

Being aware of this, India refused (as you say) foreign aid after the Dec 2004 tsunami. But India, unlike Burma, is a democratic and self-sufficient country whose government promptly managed to organize relief operations. Thus, India’s decision appeared to be right and should not be confused with the present Burma case.

According to the latest news, while China has wisely allowed reporters access to the devasted Sichuan province very little is known about the Burma situation aside from the fact that food aid does not reach those who need it.

As China influence on Burma junta is considerable, I feel that your proposal to contact the Chinese Students Union Leader and address the Chinese embassy in Italy is of great value no matter what the final ouput will be. Please let me know about it.

Best regards and best wishes

Yours

Marco Zoli

http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/asia/article3900686.ece


Tuesday, May 13, 2008

On the Natural Disasters in Burma and China

To the Chairman of the Chinese students and Scholars Union - (at the University of Camerino, Italy)

Following his letter to the University Forum:


Dear Mr. Yu Ting,


With a sincere sigh of relief, I’m getting aware right now that none of your families has been hit by the devastating event. I’m pretty much convinced that the courageous Chinese people will defeat the earthquake once again and, likely, for ever.

Under the circumstances, I wish I could be close also to the people of Burma and mourn together over the victims of the cyclone Nargis which struck the Irrawaddy delta region. While the death toll is rising towards 100.000, the Burma’s military government is still forbidding foreign aid workers to go and help the extremely poor and vulnerable population.

In view of the fact that China is the closest ally of the tremendous Burma military junta, we all should urge the Chinese government to put pressure on the junta in order to allow humanitarian agencies to enter Burma with no further delays.

I believe it would be highly significant if you, as Chairman of the Chinese students and Scholars Union in Italy, could openly invite your government not to oppose to bring the Burma issue in front of the U.N. Security Council.

The people of Burma deserve at least as much help as the Chinese people hit by the earthquake.

While I have no doubt that you share my view, I’m ready to host your comments in my blog and to spread them (to some modest extent) throughout the world.

Sincerely Yours

Marco Zoli